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Vendere una casa ricevuta in donazione: perché la banca frena

Hai ricevuto la casa in donazione — dai genitori, magari anni fa — e ora vuoi venderla. L'acquirente c'è, la banca istruisce il mutuo, e proprio lì la pratica si inceppa: «provenienza donativa». Non è un capriccio dell'istituto, e non significa che la casa sia invendibile. Significa che questa vendita va preparata meglio delle altre — e che la strada giusta dipende da fattori precisi: chi ha donato, quando, chi sono i familiari coinvolti e che rapporti ci sono tra loro.

Da dove nasce il problema

La legge italiana tutela in modo forte i familiari più stretti di chi dona — coniuge e figli, i cosiddetti legittimari: a ciascuno di loro spetta comunque una quota del patrimonio, di cui il donante non può disporre a loro danno. Se una donazione ha leso quella quota, dopo la morte del donante i legittimari possono agire per recuperarla — e in certe condizioni l'azione può arrivare a toccare anche chi ha comprato l'immobile nel frattempo, cioè il tuo acquirente.

Per l'acquirente è un rischio remoto ma reale; per la sua banca, che sull'immobile iscrive ipoteca a garanzia di un mutuo ventennale o trentennale, è un rischio che i deliberatori spesso non vogliono correre. Il risultato pratico: mutui rallentati, condizioni più rigide o dinieghi, anche con un acquirente solido. E il notaio dell'acquirente, in ogni caso, la provenienza donativa la vede e la segnala: non è un dettaglio che si possa lasciare sullo sfondo sperando che nessuno se ne accorga.

Quando il rischio si attenua

Il rischio non è eterno né uguale per tutti i casi. Come regola generale — i conteggi esatti vanno fatti con il notaio — contano tre cose:

  • quanto tempo è passato dalla donazione: superati i vent'anni dalla trascrizione dell'atto (senza opposizioni dei familiari), la posizione di chi compra si consolida in modo significativo;
  • se il donante è ancora in vita: finché lo è, lo scenario resta aperto per definizione — non si sa chi saranno i legittimari né come sarà composto il patrimonio. Dopo la morte, invece, il quadro si chiude: si sa chi può contestare e c'è un termine (nell'ordine dei dieci anni) oltre il quale non può più farlo;
  • chi sono i legittimari e cosa ne pensano: una famiglia allineata può chiudere la questione con un atto, ed è quasi sempre la soluzione più pulita.

Messa in pratica: una donazione di trent'anni fa con donante defunto da quindici è un problema più teorico che reale; una donazione recente con donante in vita e fratelli in cattivi rapporti è una vendita da costruire con attenzione.

Le strade praticabili

1. Atto di conferma dei legittimari

Se il donante è mancato, gli altri legittimari (per esempio i tuoi fratelli) possono confermare la donazione davanti al notaio, rinunciando di fatto a contestarla. La provenienza si «pulisce», la banca delibera e il mutuo torna una pratica normale. È la via maestra quando i rapporti familiari lo consentono: costa relativamente poco e chiude la questione per sempre.

2. Sciogliere la donazione (mutuo dissenso)

Se il donante è in vita e d'accordo, donante e donatario possono sciogliere la donazione con un atto uguale e contrario (il cosiddetto mutuo dissenso): l'immobile torna al donante e la provenienza donativa esce di scena — a quel punto si valuta se vendere direttamente dal donante o ritrasferire in altra forma. È uno strumento potente ma da costruire bene con il notaio, anche sul piano fiscale: fatto male, può costare più del problema che risolve.

3. Polizza sulla provenienza donativa

Esistono polizze assicurative che coprono acquirente e banca dal rischio di azioni dei legittimari, con un premio una tantum commisurato al valore dell'immobile. Attenzione però: non tutte le banche le accettano, e quelle che le accettano vogliono spesso una compagnia specifica. Va verificato prima di trovare l'acquirente, non a delibera in corso — altrimenti la polizza diventa l'ennesimo tempo morto in cui la trattativa si raffredda.

4. Acquirente che non ha bisogno del mutuo

Il problema pratico riguarda soprattutto l'ipoteca della banca. Con un acquirente in contanti, informato e consapevole del quadro, la vendita può procedere più semplicemente — di solito a fronte di una trattativa sul prezzo che tenga conto del rischio residuo che si accolla. Restringe la platea, ma per certi immobili (tagli da investimento, prezzi contenuti) è una strada concreta.

E se la donazione è «nascosta» nella storia dell'immobile?

Il tema non riguarda solo chi ha ricevuto la casa direttamente in donazione. Se risalendo la catena delle provenienze — cosa che il notaio dell'acquirente fa sistematicamente — compare una donazione negli ultimi vent'anni, le stesse cautele possono scattare anche se tu hai comprato l'immobile. È uno dei controlli che conviene fare prima di mettere in vendita, insieme a quelli descritti in Come si vende casa a Roma.

L'errore da evitare

Metterla in vendita come se niente fosse e lasciare che il tema «donazione» emerga dalla banca dell'acquirente, a trattativa avanzata. A quel punto il compratore si spaventa, i tempi si allungano e la trattativa spesso salta. Sapere prima quale strada seguire — conferma, mutuo dissenso, polizza, acquirente selezionato — trasforma un ostacolo in un passaggio gestito, e ti evita di bruciare l'immobile sul mercato con mesi di annuncio senza esito.

Domande frequenti

Sono figlio unico e i miei genitori mi hanno donato la casa: rischio qualcosa?

Il rischio è in genere molto più contenuto: i legittimari da considerare sono pochi (per esempio il coniuge del donante) e, se il quadro familiare è semplice, banche e notai lo valutano. Resta però una valutazione da fare caso per caso con il notaio — «figlio unico» oggi non descrive necessariamente la situazione di domani.

Posso semplicemente non dire che è una donazione?

No: la provenienza risulta dagli atti e il notaio dell'acquirente la verifica sempre. Il punto non è nasconderla — è impossibile — ma arrivare alla trattativa con la soluzione già impostata.

Quanto devo aspettare perché il problema «scada» da solo?

I riferimenti generali sono i vent'anni dalla trascrizione della donazione e, dopo la morte del donante, l'ordine dei dieci anni dalla successione. Ma i conteggi esatti dipendono dal caso concreto (eventuali opposizioni, composizione della famiglia): falli fare al notaio prima di decidere se aspettare o agire.

La banca ha rifiutato il mutuo al mio acquirente per la donazione: è finita?

No. È il momento di cambiare strumento: verificare la disponibilità dei legittimari a confermare, proporre la polizza a una banca che la accetta, o riposizionare la vendita su acquirenti senza mutuo. Ognuna di queste strade funziona meglio se preparata con calma — ed è il motivo per cui conviene impostarla prima di rimettere l'annuncio online.

Da dove iniziare

La Diagnosi di Vendibilità tiene conto anche della provenienza dell'immobile e la pesa insieme al resto — documenti, stato dei luoghi, gravami — indicandoti il percorso più sensato per il tuo caso.

Guida a scopo divulgativo: la materia successoria è delicata e i termini vanno calcolati sul caso concreto. Ogni situazione va inquadrata con un notaio o un legale.